Bohemian Rhapsody: tra realtà e fantasia

Tutti ne parlano. Tutti (o quasi) l’hanno visto. Intere generazioni di padri e figli seduti accanto in una sala cinematografica per assistere al biopic dell’anno dedicato a una delle rock band inglesi più amate di sempre. Stiamo parlando di Bohemian Rhapsody, il film che racconta i primi 15 anni di storia dei Queen, ma soprattutto del loro leader prematuramente scomparso, Freddie Mercury.

Il film

Uscita in Italia lo scorso 29 novembre, l’attesissima pellicola si riconferma  per la seconda settimana consecutiva campione di incassi al box office, nonostante le critiche che non ha mancato di sollevare  sia oltreoceano che nel nostro Paese.

Tutti gli errori e le inesattezze del film sui Queen“, “Bohemian Rhapsody: il film sui Queen che piace a chi non conosce i Queen“, “Bohemian Rhapsody: viva Freddie Mercury, ma questi non sono i Queen“, sono solo alcuni dei titoli delle recensioni negative sul film, promosso invece dal pubblico che già lo ha decretato il biopic musicale di maggior successo nella storia del cinema.

Rami Malek interpreta Freddie Mercury

Lungi da noi avventurarci in una recensione di critica cinematografica, possiamo soltanto dire che il film, aldilà di tutte le inesattezze storiche, forzature di sceneggiatura e licenze registiche, non emoziona fino in fondo (anche a causa di un cattivo doppiaggio) ma funziona perché mantiene ciò che promette: riportare in vita Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon attraverso la loro indimenticabile musica.

L’interpretazione

Impressionante il lavoro sulla mimica e la gestualità svolto dai quattro interpreti principali, per non parlare della somiglianza agli “originali” (sbalorditiva quella tra Brian May e l’attore che lo impersona,  Gwilym Lee).

Menzione a parte merita l’attore di origini egiziane Rami Malek, che ha vestito i panni non semplici da indossare di Freddie Mercury: occhi troppo sporgenti, protesi dentale eccessiva, ma bravissimo, bravissimo davvero.

Forse uno dei momenti più riusciti del film è quello che racconta il making of del brano, di cui potete vedere la clip in lingua originale qui.

Il brano

Ma qual è il significato di Bohemian Rhapsody? Secondo la Treccani in musica la Rapsodia “è una composizione strumentale, spesso solistica, nella quale più temi vengono svolti in varie interpretazioni succedentisi in forma libera”. Quindi il titolo indica la particolare struttura del brano, che infatti possiamo dividere in sette parti eterogenee: la prima e la seconda parte sono a cappella, la terza è una ballata (parte melodica al pianoforte), la quarta è un assolo di chitarra, la quinta è proposta in stile operistico, la sesta in stile rock e la settima è l’atto finale che chiude con un gong.

I Queen negli anni ’70

Ma perché Boema? La Boemia è una regione centrale della Repubblica Ceca dove nacque la figura del Faust, il protagonista di un racconto popolare tedesco che ha ispirato numerose opere artistiche, tra cui il Doktor Faust di Goethe. Il racconto narra di un alchimista chiamato Faust il quale, nella sua continua ricerca di conoscenze anche proibite delle cose materiali, invoca il diavolo (rappresentato da Mefistofele), che gli offre la possibilità di ottenere la conoscenza assoluta al prezzo della sua anima.

Vediamo il testo che Freddie scrisse da solo prendendo appunti su fogli sparsi ed elenchi del telefono nella sua casa a Kensington, ad ovest di Londra, all’inizio del 1975. Il brano inizia con una presa di coscienza dolorosa:

Is this the real life?

Is this just fantasy?

Caught in a landslide

No escape from reality

Open your eyes

Look up to the skies and see

E prosegue “sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di essere capito, perché mi lascio trasportare, sono un indolente, un po’ su, un po’ giù. Comunque il vento continua a soffiare, nulla davvero mi importa“.

Poi la confessione “mamma, ho ucciso un uomo, gli ho puntato una pistola alla tempia ed ora è morto” che da molti viene letta come il coming out dell’artista circa la sua sessualità, versione confermata anche da Lesley-Ann Jones, biografa di Mercury.

Freddie Mercury e Rami Malek a confronto

Nella parte ispirata all’opera ecco la lotta interiore tra il bene e il male: Bismillaha è un’invocazione che compare nel Corano e significa “nel nome di Allah”. Scaramouch  è una maschera della commedia dell’arte, derivata dal Capitano: fanfarone e vanaglorioso, è un piccolo codardo presuntuoso.  Beelzebub has a devil put aside for me… il diavolo tentatore.  Freddie Mercury era uno straordinario performer, provocatore trasgressivo e irriverente all’apparenza, ma in realtà chi lo conosceva bene lo ha sempre descritto come una persona molto schiva e riservata, capace di profonde complessità.

Complessità che gli derivano dalle sue origini: Freddie Mercury, al secolo Farrokh Bulsara, nasce a Zanzibar (Tanzania) il 5 settembre 1946, in una famiglia parsi di religione Zoroastriana, cresce in India e poi si trasferisce con la famiglia in Inghilterra, dove completa gli studi. “C’è molto delle sue origini in quella canzone”, racconta Brian May. Mentre Mercury sul significato di Bohemian Rhapsody ha sempre nicchiato, senza mai dare troppe spiegazioni: “penso che la gente dovrebbe solo ascoltare e poi dargli il significato che vuole”, diceva.

Freddie Mercury

La genesi

Il brano richiese sei settimane di lavoro in sei studi di registrazione diversi per essere completato. Alcune tracce vocali furono sovraregistrate diverse volte, pare addirittura per un totale di circa 180 parti. Leggenda vuole che negli studi non ci fossero nastri capaci di contenere tutte le registrazioni necessarie per l’incisione, e quindi si fu costretti a sperimentare un nuovo tipo di supporto, in cui si dovettero tagliare e incollare manualmente più sezioni. Sembra che il pianoforte suonato da Mercury in Bohemian Rhapsody fu lo stesso usato da Paul McCartney in Hey Jude.

Poi, finalmente, il 31 ottobre 1975 Bohemian Rhapsody uscì come primo singolo del quarto album dei Queen A night at the Opera, nonostante il rifiuto dei discografici della EMI di passare alle radio sei minuti di brano con un pezzo di Opera in mezzo giudicandolo assolutamente fuori mercato.

Contrariamente alle previsioni della casa discografica, la canzone ottenne subito un enorme successo, grazie anche a Freddie che baipassò il niet della EMI e consegnò sottobanco il brano al DJ Kenny Everett, che lo passò 14 volte in due giorni.

Bohemian Rhapsody rimase al vertice della Official Singles Chart per nove settimane e vendette oltre un milione di copie nel gennaio del 1976. Nel 1991, dopo la morte di Freddie Mercury avvenuta il 24 novembre, il brano fu ripubblicato come doppio singolo insieme a These Are the Days of Our Lives, scalando nuovamente le classifiche.

Insomma, Bohemian Rhapsody è e resta un capolavoro perché dentro c’è una ricchezza umana ed espressiva che tocca vette altissime e che ancora riesce ad emozionare, ed il film omonimo è un omaggio, se vogliamo, anche al brano stesso che ormai fa parte della storia del rock, insieme al suo intramontabile autore ed interprete: the Queen, anzi, The King, Freddie Mercury.

E tu hai visto Bohemian Rhapsody? Ti è piaciuto? E cosa ne pensi dei Queen e di Freddie Mercury? Lasciami un commento qui sotto. A presto!

Le patologie dei musicisti

patologie musicisti - musician's training

Ne soffrono 8 musicisti su 10, affliggono professionisti e amatoriali e possono provocare l’abbandono precoce della pratica musicale.

Sto parlando delle patologie che colpiscono i musicisti, disturbi fisici di varia natura causati spesso, ma non solo, dall’assunzione di posture scorrette durante le lunghe sessioni di studio.

Che tu sia un professionista, uno studente di Conservatorio, o un amatore che si dedica con costanza allo studio del proprio strumento, potresti aver sofferto di un qualche problema fisico legato alla tua attività musicale.

Se hai guardato il nostro sito e hai letto la pagina mission, già saprai, a grandi linee, di cosa sto parlando. In questo post, invece, scenderò più nel dettaglio, per analizzare quali sono i problemi fisici più frequenti per chi si dedica quotidianamente alla musica.

Ti dirò anche come prevenirli e, nel caso in cui si fossero già cronicizzati, come migliorare la tua situazione.

patologie dei musicisti, Musician's Training
Postura corretta della schiana per lo studio della chitarra classica, Musician’s Training

Patologie più frequenti

Tra le patologie più comuni troviamo: problemi posturalitendinopatie (comuni tendiniti), neuropatie periferichesindrome da overuse (detta anche da sovraccarico), cervico-brachialgielombalgie, disfunzioni della funzione respiratoria e della voce, fino alla temutissima distonia focale (crampo del musicista), una malattia neurologica che provoca movimenti involontari e spasmi, impedendo il coordinamento delle mani sullo strumento.

Vediamole nel dettaglio.

Problemi posturali

Sono probabilmente i più comuni e si riscontrano trasversalmente in tutte le categorie di strumentisti. Che tu suoni la chitarra o il basso, il pianoforte o il violino, l’arpa, la tromba o il flauto traverso, sei  “costretto” ad assumere per diverse ore al giorno posture scorrette, mentre compi gesti ripetitivi. Certo, per te sono posizioni comode perché funzionali all’approccio fisico al tuo strumento, ma ti assicuro: fisiologicamente sono deleterie.

Se poi consideriamo il fatto che spesso il percorso musicale inizia sin dall’infanzia e culmina nell’età dello sviluppo, quando il corpo è protagonista di incredibili trasformazioni e mutamenti radicali e repentini, puoi immaginare quanto una postura sbagliata possa essere dannosa.

Molti musicisti a causa di queste cattive abitudini sono infatti colpiti da disturbi muscolo scheletrici e patologie dolorose che, se non curate, possono risultare invalidanti.

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Dolori o formicolii agli arti e alle spalle sono sintomi da non sottovalutare

Sindrome da overuse o da sovraccarico

E’ una sindrome da sovraccarico muscolo-tendineo che si verifica quando i tessuti interessati vengono stressati oltre i limiti fisiologici naturali. Succede a causa di posture scorrette, gesti ripetitivi, lunghe sessioni senza pause adeguate, ambienti di lavoro e strumenti non ergonomici. Colpisce spesso i pianisti e si manifesta come tendiniti dolorose che interessano mano, polso e avambraccio.

Neuropatie periferiche

Neuropatia compressiva del nervo mediano (sindrome del tunnel carpale). E’ caratterizzata da disturbi , formicolii e perdita di forza nelle prime tre dita. Interessa soprattutto chitarristi e bassisti, ma anche i violinisti.

Neuropatia compressiva del nervo ulnare del gomito (sindrome del tunnel cubitale). Comprende anch’essa disturbi quali formicolio intenso e disfunzioni all’anulare e al mignolo della mano che “prende” le note. Colpisce particolarmente i suonatori di strumenti ad arco come i violinisti ma anche i bassista e i chitarristi.

Artrosi

E’ una malattia che causa la progressiva degenerazione delle cartilagini articolari. Dovuta anche all’invecchiamento, l’artrosi del chitarrista colpisce invece le articolazioni della mano che suona sulla tastiera, soggetta a continui microtraumi che ne accelerano il logorio. I disturbi più frequenti sono dolore, tumefazione, comparsa di noduli alle falangi che compromettono la funzionalità della mano.

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Le mani di Keith Richards, Rolling Stones

Emblematiche, nella foto sopra, le mani di Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones.

Epicondilite

Gomito del musicista (o del tennista e del motociclista). Si tratta di una patologia degenerativa microtraumatica delle inserzioni tendinee nell’epicondilo omerale, ovvero il gomito. Causa dolore e indolenzimento nella parte esterna del gomito fino a comprendere tutto il braccio.

Soluzioni e possibili rimedi

Dopo questa rapida panoramica, che non pretende certo di essere esaustiva, spero di non averti spaventato. Per quanto mi riguarda, non ho mai sofferto neanche di uno solo di questi disturbi, neanche sotto esame. Come mai? Innanzi tutto ho sempre prestato un’attenzione quasi maniacale alla postura cercando di mantenere il corpo rilassato e ben impostato.

L’ho già detto, e lo ripeto: i musicisti sono degli atleti dell’arte. Il parallelismo che mi sorge spontaneo è con il maratoneta: quanto e come bisogna allenarsi per correre una maratona? Quanto e come bisogna studiare e preparare il nostro corpo per sostenere un concerto o un concorso? L’analogia con lo sport è calzante perché, in entrambi i casi, parliamo di corpi speciali, che vanno trattati con cure speciali.

Innanzi tutto mai sottovalutare i primi sintomi. Il dolore è un chiaro campanello d’allarme che non si deve assolutamente ignorare. Molte sono le possibili soluzioni, dalla riabilitazione fisioterapica, a cure specialistiche mirate.

Ma dalla mia personalissima esperienza posso assicurarti che il tuo asso nella manica è la prevenzione. Inizia ad allenarti tutti i giorni seguendo un semplice programma di workout come quello che ti ho illustrato qui, vedrai quanto ne beneficerai!

Se però all’inizio non te la senti di integrare l’allenamento nella tua routine quotidiana, può bastare anche fare solo una breve fase di riscaldamento mirato prima di suonare, evitare lunghi periodi di esecuzione, facendo una pausa ogni 50 minuti, e adottare una postura corretta in un ambiente e con supporti ergonomici.

Purtroppo su questo fronte in Italia (come in molti altri ambiti) siamo ancora molto indietro. Mi auguro che presto anche nel nostro Paese possano nascere sinergie virtuose tra le facoltà di medicina e i Conservatori e che le scienze mediche evolvano verso una medicina dell’arte, che prenda in carico la salute dei professionisti dell’arte: dai musicisti agli attori, dagli acrobati ai ballerini.

E tu hai mai sofferto di una delle patologie che ti ho elencato? Se vuoi raccontarmi la tua esperienza, lascia un commento qui sotto oppure

Esercizi fisici per musicisti: il tuo workout in 7 step

esercizi fisici per musicisti

Il corpo extraquotidiano del musicista

Ti sei mai chiesto come suoneresti il tuo strumento se, prima di iniziare a studiare, inserissi nella tua routine quotidiana pochi semplici esercizi fisici per migliorare la coordinazione e la concentrazione? Ti è mai accaduto di svegliarti con un terribile torcicollo post concerto o con un forte mal di schiena dopo una sessione di studio particolarmente intensa?

Questo ti accade perché il tuo corpo non è adeguatamente preparato a sostenere un lavoro extraquotidiano come quello che ogni musicista compie ogni giorno quando studia con il proprio strumento.

Esercizi fisici per i musicisti

Ti avevo già parlato di che cos’è e a che cosa serve l’allenamento del musicista; in questo post ti dirò invece cosa puoi fare, anche da solo a casa tua, per eliminare le tensioni superflue, rafforzare il baricentro e migliorare la tua performance praticando pochi, semplici esercizi fisici per musicisti.

Suono la chitarra da quasi venti anni e so bene quanta fatica richieda il lavoro del musicista: ore ed ore passate chino sullo strumento per riuscire bene in un passaggio, settimane di studio per preparare una partitura, mesi di sudore e lacrime per arrivare pronto a un concerto. Grazie alla mia esperienza di personal trainer mi sono però reso conto che molto spesso noi musicisti dimentichiamo un dettaglio fondamentale: siamo atleti dell’arte e in quanto tali dovremmo dedicare al nostro corpo maggiori cure ed attenzioni.

Mario Gungui, Musician's Training. Esercizi fisici per musicisti.
Mario Gungui, Musician’s Training

Il tuo workout

Ecco qui le 7 fasi principali del workout del musicista:

  1. Riscaldamento: attivazione della circolazione partendo da cervicale, spalle, mobilità del tronco, braccia, mani, polsi, bacino, gambe, per arrivare fino alle dita dei piedi.
  2. Mobilità articolare: insieme di esercizi rotatori dinamici che comprende la disarticolazione dell’apparato scheletrico (spalle, gomiti, polsi, bacino, anche, ginocchia, caviglie).
  3. Equilibrio: cura della postura, dell’assetto del baricentro, sviluppo dell’equilibrio in posizioni asimmetriche.
  4. Resistenza: esercizi isometrici per sviluppare ed aumentare la forza del core, un termine nato recentemente in ambito sportivo, che sta ad indicare il  cosiddetto corsetto muscolare, ovvero il complesso coxo-lombo-pelvico. Il core è il nucleo stabilizzante da cui dipende l’efficacia e l’efficienza statica e dinamica del corpo umano. Per approfondire, clicca qui.
  5. Potenziamento: esercizi a corpo libero per tonificare, definire e rafforzare l’intero apparato muscolare.
  6. Respirazione: respirare correttamente in ogni fase dell’allenamento è fondamentale perché aiuta ad attivare la concentrazione e a guardare dall’esterno il corpo che agisce.
  7. Stretching: allungamento delle principali catene cinetiche (anteriore e posteriore), abbinato alla respirazione (evita l’effetto apnea, respira sulla tensione e vedrai che il muscolo interessato pian piano si “scioglierà”).

Benefici del workout

Come per qualunque disciplina (dal latino disco: imparo, scienza del continuo apprendimento) anche i risultati degli esercizi fisici specifici per i musicisti si otterranno dopo almeno tre mesi di allenamento.

Se riuscirai ad essere costante e applicherai con metodo e determinazione tutte le fasi del workout che ti ho indicato, noterai ben presto che il tuo corpo inizierà a reagire.

Non solo inizierai a tonificarti e a buttar giù la pancetta, ma ben presto ti accorgerai che anche il tuo approccio allo strumento, se non addirittura il tuo metodo di studio, subiranno dei cambiamenti. Svilupperai una maggiore consapevolezza delle tue potenzialità e sarai in grado di applicare una diversa qualità di concentrazione allo studio quotidiano, in termini di efficacia. Guadagnerai tempo! Riuscirai a studiare meglio, più intensamente, e ad ottenere ottimi risultati in termini di esecuzione e di performance.

Ti è tutto chiaro? Se vuoi saperne di più, chiedere spiegazioni o farmi una domanda 

 

 

L’allenamento del musicista: cos’è e a cosa serve

Siete pronti? Si parte!

Da oggi inizia l’attività del nostro blog ma, prima di parlarvi dell’allenamento dedicato al musicista, vorremmo innanzi tutto ringraziare tutte le persone che hanno messo il like alla nostra pagina Facebook e che sono diventati nostri follower su Instagram: grazie! Siete sempre più numerosi! Speriamo che seguirete con altrettante curiosità e partecipazione anche il nostro blog.

Ci presentiamo

Ma veniamo a noi. Forse molti di voi ci conoscono personalmente, altri invece avranno visitato il nostro sito, ma la maggior parte di voi probabilmente non sa che cos’è e qual è l’intento di Musician’s Training (letteralmente l’allenamento del musicista).

Siamo forse una scuola di musica a Roma? Siamo una palestra della Capitale? O forse proponiamo lezioni di musica e di fitness ai nostri iscritti? Si e no, o meglio, offriamo entrambe le possibilità ma in un’ottica del tutto particolare ed innovativa.

Spieghiamoci meglio

Musician’s Training è un metodo di lavoro sul corpo rivolto principalmente ai musicisti, professionisti e non, ma anche a tutti coloro che vogliano migliorare la propria qualità della vita, al fine di raggiungere un equilibrio psico fisico ottimale. Potremmo definirlo l’allenamento per il musicista.

L’idea nasce da un’intuizione di Mario Gungui, maestro di chitarra classica e personal trainer che, ispirato dalla sua personalissima esperienza con lo strumento e con l’attività marziale, ha messo a punto un programma di workout (allenamento) cucito su misura per i musicisti e differenziato da strumentista a strumentista.

Mario Gungui. L'allenamento del musicista.
Mario Gungui, Musician’s Training

Perché allenarsi

Mario sa bene che l’intenso studio, quotidiano e prolungato, della tecnica musicale espone di frequente i musicisti allo sviluppo di disturbi fisici di varia natura: problemi posturali, alterazioni funzionalisindrome da sovraccarico con dolori e formicolii alle braccia, tendinititunnel carpaledolori a spalla e cervicale, fino a sviluppare, nei casi più gravi,  malattie neurologiche anche invalidanti, come la distonia focale, che impedisce il coordinamento delle mani sullo strumento.

Purtroppo la ricerca si è diffusa a macchia di leopardo. Non abbiamo studi recentissimi, ma incrociando i dati disponibili, si calcola che circa il 70% dei musicisti soffra di un disturbo psico fisico.

Inoltre spesso le patologie sono invalidanti e causano l’abbandono precoce dello studio di uno strumento.

Che cos’è l’allenamento del musicista

I musicisti sono degli atleti dell’arte, e come tali dovrebbero sempre essere in condizioni fisiche ottimali, perché non dobbiamo dimenticare che uno strumento si suona con tutto il corpo.

Il nostro metodo è strutturato come un percorso complementare allo studio della musica: attraverso il riadattamento specifico di tecniche proprie del Functional Training, della difesa personale, dello yoga e dello stretching, è in grado di apportare notevoli benefici fisici ( in termini di postura, scioltezza nell’esecuzione, controllo dei gruppi muscolari, eliminazione delle tensioni superflue, maggiore flessibilità e forza) e psicologici (autoconsapevolezza e corretta percezione di se stessi, autostima, gestione dell’ansia da palcoscenico).

Questo e molto altro è  Musician’s Training. Se volete saperne di più potete visitare il nostro sito e non mancate di seguire i nostri prossimi post in cui vi daremo preziosi consigli per il vostro workout!

Vuoi farmi una domanda?